Diagnosi EnergeticaIl settore dell’edilizia assorbe la maggior quota dei consumi energetici del pianeta, e purtroppo, tale quota è destinata ad aumentare.
I nostri edifici, fino a qualche anno fa, venivano concepiti per sprecare energia, dalla progettazione, alla costruzione e alla gestione: è vero che negli ultimi 150 anni c’è stato un notevole miglioramento della qualità della vita nelle case e nei luoghi di lavoro, grazie all’introduzione e alla diffusione di nuove tecnologie (frigoriferi, radio, televisione, computer ecc.), ma è pur vero che oltre il 50% dei consumi energetici degli edifici è destinato alla climatizzazione e all’illuminazione.
Per questo motivo, i modelli di costruzione erano sviluppati al fine di consentire alle nostre case di essere ingorde ed energivore, causando una vera e propria epidemia “del consumar troppo”, tanto che, da qualche tempo, si è dovuto ricorrere a delle terapia mirate per risolvere i problemi di salute riscontrati.

Si, le nostre abitazioni possono essere paragonate ad un paziente che si reca dal medico quando accusa un sintomo, così, anche le nostre case, necessitano di una serie di esami clinici dopo una visita accurata per definire la diagnosi energetica e gli interventi necessari per usufruire dei benefici che si potranno manifestare nel breve, medio o lungo periodo.
Ovviamente non c’è una “dieta standard” adattabile a ciascun caso, ma bisognerà passare necessariamente attraverso un’accurata analisi per individuare la miglior strategia possibile.

La diagnosi energetica è lo strumento più efficacie per promuovere azioni di riqualificazione energetica sul patrimonio edilizio esistente e sull’insieme impiantistico presente; partendo dalle motivazione del Committente, vengono definiti gli obiettivi da raggiungere, passando attraverso l’acquisizione di tutta la documentazione disponibile, i rilievi e il monitoraggio in sito, l’elaborazione dei dati, la definizione degli interventi con la contestuale valutazione economica costi-benefici.
L’obiettivo finale sarà quindi non solo di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, ma di promuovere quegli interventi che siano tecnicamente efficaci ed economicamente convenienti.
Condizione necessaria per consentire ciò, sarà la capacità del “medico” di interpretare i dati e utilizzare le sue conoscenze multidisciplinari per elaborare la miglior soluzione di intervento, in modo tale che, l’abitazione impari a mangiar meno, stando meglio, alimentandosi con pietanze più salutari senza rinunciare al benessere.

A questo concetto di diagnosi energetica, vogliamo aggiungere anche il concetto di diagnosi ambientale perchè, oltre ad individuare i metodi per ridurre i consumi energetici, vuole contribuire al miglioramento globale della sostenibilità dell’edificio, esaminando approfonditamente il rapporto che si determina con tutte le risorse come l’aria, l’acqua ed il suolo.

Ci sono diversi livelli operativi nello svolgimento di una diagnosi energetica, i quali, tra loro, si differenziano principalmente per la complessità delle analisi, l’esigenze specifiche del Committente, la durata delle operazioni, nonchè per i risultati che si vogliono ottenere, ma in tutti i casi si caratterizzano per la procedura sistematica e per l’approccio metodologico adottato nelle varie fasi che articolano il processo.

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Importanti novità sono state introdotte dal D.Lgs. 102/2014, con il quale l’Italia ha recepito la Direttiva UE 2012/27/UE sull’efficienza energetica (la quale, a sua volta, ha abrogato la Direttiva UE 2006/32/CE). Con tale Decreto, infatti, la diagnosi energetica diventa finalmente lo strumento fondamentale per l’implementazione dei meccanismi di efficienza energetica a livello nazionale e per il raggiungimento degli obiettivi che l’Unione Europea si è data sul lungo termine in tale ambito. Il Decreto prevede che a partire dal 19/07/2016, le diagnosi energetiche possano essere redatte esclusivamente da EGE certificati secondo la Norma UNI CEI 11339, da ESCo certificate secondo la Norma UNI CEI 11352 o da Energy auditor certificati.

Per quanto riguarda l’obbligatorietà della redazione della diagnosi, è necessario distinguere in base alle dimensioni dell’azienda.

  • Le grandi imprese (definite all’art. 2, comma 2, lettera v) del D.Lgs. 102/2014 come “imprese che occupano più di 250 persone, il cui fatturato annuo supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo supera i 43 milioni di euro”) devono eseguire un diagnosi energetico, condotto da ESCo, EGE o EA nei siti produttivi localizzati sul territorio nazionale entro il 5 dicembre 2015 e successivamente ogni 4 anni, in conformità ai dettati di cui all’allegato 2 dello stesso Decreto. Tale obbligo non si applica alle grandi imprese che hanno adottato sistemi di gestione conformi allo schema EMAS ed alle Norme UNI EN ISO 50001 o UNI EN ISO 14001, a condizione che il sistema di gestione in questione includa un diagnosi energetico realizzato in conformità ai dettati di cui all’allegato 2 al Decreto.
  • Le imprese a forte consumo di energia (ai sensi dell’art. 2 del Decreto del Ministro dell’Economia e Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, del 5 aprile 2013, noto come “Decreto energivori”) sono “le imprese per le quali si sono verificate entrambe le seguenti condizioni: abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 GWh di energia elettrica oppure almeno 2,4 GWh di energia diversa dall’elettrica e il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell’energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività, e il valore del fatturato, non sia risultato inferiore al 3%”), sono tenute ad eseguire un diagnosi energetico entro il 5 dicembre 2015 e successivamente ogni 4 anni, in conformità ai dettati di cui all’allegato 2 al decreto stesso, indipendentemente dalla loro dimensione. Sono inoltre tenute a dare progressiva attuazione, in tempi ragionevoli, agli interventi di efficienza individuati dagli diagnosi condotti o, in alternativa, ad adottare SGE conformi alla Norma UNI EN ISO 50001.