Incentivi FER non FV: critiche dalle Associazioni

Come noto, per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche il tetto agli incentivi è stato fissato in 5,8 miliardi di euro/anno, e, attualmente, il contatore indica circa 5,76 miliardi di euro/anno.
Come si evince dalla bozza di Decreto in circolazione ormai da diversi giorni, il Ministero allo Sviluppo Economico intende nel nuovo provvedimento ri-utilizzare a favore del settore le risorse che si rendono via via disponibili, pur nel rispetto del tetto di 5,8 miliardi di euro/anno.
Il nuovo decreto, ha spiegato la titolare del Mise, “darà continuità di sostegno fino alla fine del 2016. Nel frattempo, si lavorerà per definire le regole per il periodo dal 2017 al 2020: tale ripartizione in due fasi è necessaria per conformarsi alle citate linee guida sugli aiuti di Stato in materia di energia e ambiente, che specificano non solo le modalità con le quali sostenere le rinnovabili, ma anche i tempi entro i quali adeguarsi. Entro il 30 giugno, come tutti i Paesi membri, presenteremo in Europa un piano di adeguamento ai nuovi standard europei”.

Dure critiche da parte delle Associazioni e dell’imprenditoria Green:

per Legambiente “il testo del nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche, prevede diverse sorprese negative: tagli fino al 40% agli incentivi per l’eolico destinati ai piccoli impianti e del 24% per il mini idroelettrico. Stop per l’eolico offshore in Italia. Al contrario, nessun taglio agli incentivi per i rifiuti da bruciare negli inceneritori, che potranno beneficiare di tariffe più alte rispetto a quelle previste per l’eolico. Addirittura per le biomasse bruciate nei vecchi zuccherifici sono previsti 135 MW di nuovi impianti con tariffe garantite per 20 anni e una spesa complessiva di 5 miliardi di euro da pagare in bolletta. Un green act al contrario – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’Associazione ambientalista – il futuro delle rinnovabili è nella generazione distribuita, che questo decreto penalizza, e nello stop agli incentivi per mega impianti a biomasse e inceneritori, che invece vengono generosamente foraggiati. Ci auguriamo davvero che il governo Renzi non voglia approvare, dopo lo spalma-incentivi che ha penalizzato il solare e lo Sblocca Italia che ha rilanciato le trivellazioni di petrolio e gas, un ennesimo provvedimento nel settore energetico che risponde solo alle richieste di alcune lobby e va contro gli interessi dei cittadini e dell’ambiente”;

secondo il Coordinamento Free, la bozza di provvedimento sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche “è a dir poco contraddittoria, imbarazzante e senza senso. Da una parte il Governo propone bassissimi incentivi, che bloccano le prospettive di sviluppo futuro, dall’altra lo stesso Governo ha annunciato un Green Act che punta a rilanciare le politiche ambientali, avviando un confronto positivo con diversi attori per sfruttare al meglio l’occasione della conferenza sul clima di Parigi a dicembre”;

anche ANIE Rinnovabili, attraverso il suo Presidente Emilio Cremona, ha ricordato al Governo il ruolo importante svolto in Italia dall’industria delle rinnovabili non fotovoltaiche. Si è detta delusa dalla bozza del decreto del MISE, sostenendo che il testo denota una scarsa conoscenza del settore e delle sue ricadute occupazionali.
A tal proposito è stato elaborato un documento contenente alcune proposte di modifica al Decreto:

– sostenere maggiormente il mini eolico, applicando tariffe diverse in base alle taglie e supportando i nuovi investimenti con esenzioni fiscali;
– incentivare i piccoli impianti termodinamici, premiando quelli che effettuano accumulo termico con fonti rinnovabili;
– permettere l’accesso diretto agli incentivi anche agli impianti mini idroelettrici ad acqua fluente fino a 250 kW;
– chiedere al GSE di comunicare agli operatori il raggiungimento della soglia di 5,8 miliardi di euro annui almeno sei mesi prima, aggiornandoli mensilmente sulle risorse residue disponibili.

Infine anche assoRinnovabili esprime forti perplessità soprattutto in considerazione della recentissima (e inspiegabile) impennata del contatore a 5,765 miliardi di euro, che rischia di vanificare l’efficacia del decreto e l’obiettivo di disciplinare (fino al raggiungimento del tetto massimo di 5,8 miliardi) la transizione verso un nuovo modello di sostegno compatibile con la disciplina europea sugli aiuti di Stato: “se la bozza non verrà emendata, si assisterà, di fatto, al blocco di un settore che ha generato occupazione, senza contare i benefici per l’ambiente e la nostra salute e che, non ultimo, ci ha resi più indipendenti dai produttori di energia da fonti fossili”.