Riforma tariffe elettriche: penalizzati consumatori virtuosi e autoproduzione

Con la delibera 582/2015/R/eel del 2 dicembre scorso, l’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI), delegata dal Governo con il D.lgs 102/2014 a recepire la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, ha approvato la versione definitiva della riforma delle tariffe elettriche (TD) per i clienti domestici residenti e non.

Nuove_tariffeDal 1° gennaio 2016, seguendo un processo di graduale cambiamento per arrivare a regime nel 2018, la riforma prevede, da una parte una struttura tariffaria non progressiva per i servizi di rete, uguale per tutti i clienti domestici e per ogni livello di consumo, dove i costi per la misura, commercializzazione e distribuzione dell’energia elettrica verranno coperti in quota fissa pro-cliente (€/anno) e in quota potenza (€/kW/anno) e i costi di trasmissione in quota energia (c€/kWh).
Ad oggi tali costi, che rappresentano oltre il 40% della bolletta, vengono pagati proporzionalmente di meno da chi ha consumi più bassi, mentre con la nuova riforma saranno uguali per tutti.
Dall’altra invece, per la tariffa per gli oneri di sistema, si mantiene una differenziazione tra clienti residenti, ai quali viene applicata tutta in quota energia come oggi, cioè in c€ per kWh prelevato e non residenti, ai quali viene applicata sia in quota fissa, sia in quota energia.
Inoltre verranno introdotti livelli di potenza con un ‘passo’ più fitto rispetto all’attuale, in modo da aumentare la possibilità per il cliente di scegliere quello ottimale per le proprie esigenze: con potenze modulabili in aumento o in riduzione di 0,5 kW fino a 6 kW di potenza impegnata, e di 1 kW da 6 fino a 10 kW.
Contestualmente ci sarà l’azzeramento transitorio dei costi per il cambio di livello (che passano da 30 a 0 euro) e, per scegliere meglio, verranno messi a disposizione i dati storici sulla massima potenza prelevata mensilmente.

In particolare:

  • dal 1° gennaio 2016 rimane invariata la struttura tariffaria a scaglioni limitatamente alle tariffe per i servizi di rete, viene effettuato un primo intervento teso a ‘smorzare’ l’effetto di progressività ai consumi e ad aumentare le quote fisse (per punto e per potenza), riducendo di almeno il 25% l’entità del sussidio incrociato oggi esistente (per cui chi consuma di più paga in parte per chi ha prelievi più bassi).
    Viene inoltre avviata la raccolta e la messa a disposizione dei clienti dei dati relativi ai valori di potenza massima prelevata e viene prorogata a tutto il 2016 la sperimentazione dell’attuale tariffa volontaria per le pompe di calore, con la possibilità di una sua estensione anche ad altri clienti domestici;
  • dal 1° gennaio 2017 ci sarà la piena applicazione della tariffa non progressiva per i servizi di rete e verrà effettuato il primo intervento anche sulla tariffa per gli oneri di sistema, in modo da diminuire l’effetto di progressività e limitare a 2 il numero di scaglioni di consumo annuo; verranno poi introdotte tutte le novità legate all’impegno di potenza, con l’offerta di un maggior numero di livelli tra cui scegliere;
  • dal 1° gennaio 2018 la riforma sarà a regime, applicando la piena struttura non progressiva anche alla tariffa per gli oneri generali di sistema.

Esprimono forti criticità sulla riforma delle nuove tariffe elettriche le associazioni ambientaliste, denunciando la totale mancanza di apertura sulla proposta presentata di varare una tariffa unica non progressiva con un malus per chi consuma più di 3.400 kWh/anno senza essere una famiglia numerosa o senza avere una pompa di calore, che è stata giudicata dall’Autorità “di troppo difficile applicazione”.
In sostanza l’Autorità ha mantenuto l’impostazione manifestata con l’ultimo documento di consultazione e oltre a superare la progressività, come da mandato, ha spostato i costi di rete sulla componente fissa.
Il risultato della riforma comporta l’aumento dei costi dell’energia elettrica, incoraggia il consumo di energia prelevata dalla rete prodotta prevalentemente da fonti fossili, pregiudica gli investimenti già effettuati per impianti fotovoltaici o cogenerativi in autoconsumo e per l’efficienza energetica, limita la diffusione dei sistemi di accumulo, non è conforme né alla legge delega né alle direttive comunitarie, ma soprattutto non influenza per nulla il comportamento del consumatore, che non avrà alcun interesse nell’assumere comportamenti virtuosi.
Al contrario vengono favorite le utenze più energivore e si stabilizzano i ricavi dei distributori, che li vedono fissati per legge fino al 2030.

Analizziamo di seguito gli effetti della nuova tariffa elettrica confrontando la spesa attuale e la spesa futura per 8 tipologie di consumatori domestici e poi comparando il risparmio, attuale e futuro, di 4 consumatori tipo che autoproducono energia da impianti fotovoltaici.

Tabella1

Come si evince dalla tabella qui sopra, il consumatore domestico non residente con 3 kW di potenza impegnata e consumi bassi (900 kWh), è il più penalizzato e si vedrà aumentare la bolletta elettrica di 117 €; ma anche i consumatori residenti delle prime due tipologie (consumi tra 1.500 e 2.200 kWh) registrerebbero aggravi sensibili. Le riduzione di costo più marcate, addirittura fino a 582 € per il consumatore 8, si hanno invece all’aumentare dei consumi e della potenza impegnata.

Tabella2

Con la nuova tariffa chi produce in casa la propria energia con il fotovoltaico o un cogeneratore o semplicemente investe in misure per ridurre i consumi dalla rete, andrà a rimetterci rispetto ad oggi, tranne in alcuni casi, dove i prelievi dalla rete restano alti, e consentono, anche se di poco, di migliorare l’attuale situazione.